DISFUNZIONE ERETTILE

La disfunzione erettile è una patologia complessa multifattoriale per la quale esistono diversi livelli terapeutici.

Il primo livello è rappresentato oggi dalla terapia orale. In questa direzione disponiamo di differenti molecole e nuove formulazioni tutte efficaci e sicure che vanno prescritte dopo accurato counselling nell’ambito di una valutazione olistica del paziente. In caso di fallimento di queste terapie o di impossibilità all’assunzione di tali molecole per patologie concomitanti, si passa al secondo livello terapeutico che è rappresentato dall’uso di farmaci. Le prostaglandine somministrate per via intracavernosa o intrauretrale che agiscono differentemente dai prodotti orali, indipendentemente dallo stimolo erotico. Altre opzioni di secondo livello sono costituite dall‘utilizzo di onde d’urto a bassa intenstità e dal vacuum device. Il ricorso alla chirurgia implantologica protesica rappresenta l’ultimo step terapeutico. Esistono differenti modelli di protesi: semirigida, soffice, idraulica bi e tricomponente. Le protesi non idrauliche hanno un impiego molto limitato in quanto poco nascondibili e non sempre ben tollerate, in particolare le semirigide che possiedono al loro interno un’anima metallica a spirale. Le soffici, in puro silicone del tipo Subrini, sono più tollerate, ma prevedono un’erezione residua non sempre presente nel paziente con disfunzione erettile. La protesi idraulica tricomponente costituisce il device ideale per la disfunzione erettile severa non responsiva ai presidi di primo e secondo livello. Si tratta di un dispositivo costituito da tre parti: due cilindri in silicone, che vengono collocati nei due corpi cavernosi, il serbatoio, collocato a lato della vescica, e una pompa sita nella scroto sotto la cute, da cui è possibile attivare e disattivare il meccanismo che porta al gonfiaggio dei cilindri (erezione) e alla detumuscenza (flaccidità). Con questo tipo di protesi il pene ha un’aspetto, rispetto alle protesi non idrauliche, più naturale, potendo passare da una situazione di flaccidità all’erezione e viceversa. L’intervento ha una durata variabile tra 1,5-2 ore e prevede un’ospedalizzazione la sera precedente l’intervento e una terapia antibiotica preoperatoria almeno 12 ore prima. La degenza è di circa 48 ore. Il rivestimento esterno con soluzione antibiotica riduce sensibilmente i rischi infettivi. L’accesso chirurgico si effettua con una breve incisione tra pene e scroto (circa 3 cm) e tutta la procedura avviene attraverso questo sito chirurgico. Al termine dell’intervento viene lasciato in sede un drenaggio per 24-72 ore massimo in relazione al decorso post-chirurgico del singolo paziente. Il catetere vescicale e’ rimosso in prima giornata. In alcuni pazienti, ad esempio quelli sottoposti a prostatectomia radicale con tecnica laparoscopica robotica o open con successiva radioterapia, può essere problematico il posizionamento del serbatoio contente la soluzione fisiologica che riempe i corpi cavernosi nella sede canonica, cioè a lato della vescica, pertanto verrano scelte sedi diverse, ad esempio retroperitoneale o intraperitoneale, con breve incisione in altra sede, utilizzando anche un nuovo reservoir piu ergonomico denominato council. Questa opzione di necessità è percentualmente molto bassa.

Cosa fa e cosa non fa la protesi?

Questi sono i quesiti piu spesso formulati  dai pazienti:

  • la protesi ripristina l’erezione, ma non l’eiaculazione se questa viene persa in seguito ad intervento chirurgico: prostatectomia, cistectomia, resezione endoscopica trans uretrale, trauma del rachide, o per neuropatia, etc.

  • non allunga l’asta se in seguito a interventi chirurgici, ad esempio prostatectomia, l’inattivita ha determinato una retrazione d’organo. Tuttavia alcuni device di recente introduzione hanno la caratteristica di espansione in circonferenza del 50 % e del 20 % in lunghezza

  • è frequente la sensazione di glande freddo riferita da alcune partner di pazienti con protesi idraulica. Ciò avviene in quanto il glande non viene interessato dall’erezione idraulica. Tuttavia alcune accortezze con utilizzo di creme a base di prostaglandina possono ovviare la problematica

Per queste ed altre ragioni è sempre necessario nel counsenlling pre-intervento coinvolgere la partner e inoltre va illustrato al paziente che dovrà progressivamente abituarsi ad una sensazione di pene, per cosi dire, nuovo. I primi rapporti potranno essere fastidiosi e la capacità di gestire il device (attivazione/disattivazione) verrà acquisita progressivamente acquisendo familiarità con la pompa scrotale. I risultati sono di soddisfazione nel 94% per cento dei pazienti impiantati. Oggi le complicazioni sono rare e difficilmente richiedono una rimozione del device. La complicanza più temuta rimane quella infettiva, soprattutto per il paziente diabetico metabolicamente scompensato.

fig_2_1.jpg

Protesi soffice di Subrini

fig_2_2.jpg

Pompa scrotale

fig_2_3.jpg

Nel caso di protesi peniena semirigida l’asta presenta una costante turgidità con aspetto del pene poco naturale

fig_2_4.jpg

Serbatoio ergonomico del tipo council

fig_2_5.jpg
fig_2_6.jpg

Protesi inserita correttamente  nei  corpi cavernosi con attivazione nello scroto prima dell’inserimento della pompa 

Cilindri del dispositivo LGX. Espansione 50% in larghezza e 20% in lunghezza