NEOPLASIE GENITALI

Le neoplasie del pene sono una rara patologia genitale.

Oggi assistiamo ad un modesto incremento della loro incidenza soprattutto in relazione alla maggiore diffusione dell’infezione da HPV che costituisce un patter precancerogeno. La neoplasia del pene è quasi sempre una forma istologica del tipo squamocellulare ed interessa il glande. Esistono diversi stadi e gradi. Nelle forme superficiali e di basso o alto grado è possibile evitare l’amputazione del pene e ricorrere a delle tecniche ricostruttive. Una possibilità nelle forme di basso grado e superficiali è costituita dall’exeresi della mucosa del glande che viene sostituita da un lembo di mucosa buccale prelevata sulla faccia interna della guancia.

Nel caso di neoplasie di grado elevato e non infiltranti è possibile eseguire un glandulectomia con exeresi del fascio vascolo-nervoso distale a scopo di radicalità oncologica, previo disassemblaggio penieno completo e ricostruzione del glande con uretra distale autologa mobilizzata fino al bulbo, che viene poi adagiata sull’apice dei corpi cavernosi. Si riconfigura così un neoglande costituito in realtà dall’uretra distale, ricca di recettori, che permette di conservare la sensibilità orgasmica. L’accorciamento dell’asta è ovviamente minore rispetto all’amputazione classica. L’intervento definito come "penile disassembly potency sparing" è preceduto molto spesso da linfoscintigrafia inguinale con linfoadenectomia inguinale satellite, così da eseguire una stadiazione di malattia sul piano istologico completa.

Il paziente viene ricoverato la sera precedente l’intervento per idonea terapia antibiotica, il catetere venoso è lasciato in sede per 5 giorni, in quanto la procedura chirurgica richiede una mobilizzazione estesa dell’uretra ed un drenaggio rimosso dopo 48 ore.